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Cca sugnu! Con questa esclamazione mio padre annunciava, fiero, il suo e il nostro arrivo, in consueto ritardo, presso il Villino dello Zio Melo a Bagheria. In realtà era un appartamento in condominio con giardino prospiciente sull'autostrada Palermo-Catania, ma per noi era la lussureggiante casa di Villeggiatura degli zii. Per intenderci erano le 14.45 e lo zio Melo, fratello della mia mamma, cercava di sdrammatizzare il nostro ritardo con un gran sorriso e l'esclamazione a stura t'arrifriscanuuu. La Zia Giulia, moglie dello zio Melo e cognata dei miei genitori, era intenta ai fornelli e ci accoglieva esclamando amunì ca sunnu i trì, anche stavuota Ofelia arrivò e' tri, lavativi i manu ca fici a pastaofuinu e u baccalà a sfinciuni. Pietanze prelibate ma insolite. Il formato della pasta infatti non era il comune anelletti Tomasello di Casteldaccia ma rigatoni Amato che insieme al ragù di capuliato mmiscatu, l'accia i piselli e a cipudduzza davano al primo piatto p...